La storia della nascita di Logistica ZERO

La storia della nascita di Logistica ZERO

La storia della nascita di Logistica ZERO

Quando si tratta di scegliere un fornitore quello che io, come qualunque altro imprenditore o responsabile in ogni azienda del mondo è capire chi ho di fronte. Solo se so chi è la persona che ho davanti sono nella condizione di dire se è realmente in grado di mantenere ciò che promette, e se merita o no che io spenda i soldi della mia azienda.

Una delle cose che ho imparato in questi anni, e che certamente tu conosci da molto prima di me, è che un curriculum vitae o una bella brochure non bastano. Non penso che un elenco che riporta titoli di studio e precedenti esperienze lavorative sia completamente inutile, ma quasi.

Infatti molto spesso, indipendentemente dalla sua lunghezza e dalla quantità di informazioni contenute al suo interno, quell’elenco dice molto poco e sempre quello che quella persona o quel fornitore vuole dirti lui di sé, non quello che serve a te sapere di lui. Una bella differenza.

Per capire sul serio chi è una persona devi conoscerla

Su questo blog pubblico ogni settimana articoli e spunti con consigli pratici frutto della mia esperienza e di quella di molti altri professionisti nel settore della logistica di magazzino, che possono portarti benefici pratici o metterti in guardia da pericoli spesso nascosti nel settore del personale in outsourcing.

Ma non ti ho mai detto chi sono per dirti questo o qual è la storia che ha fatto nascere e sviluppare questo modo di lavorare e di approcciarsi al settore del personale in outsourcing.

Anche perché è un settore che di solito è tutto fuorché interessante da raccontare.

LA MIA STORIA, OVVERO COME UN FALLIMENTO SI TRASFORMA IN SUCCESSO CON IL GIUSTO METODO DI LAVORO

Te lo anticipo già da ora.

La mia non è una storia fatta esclusivamente di vittorie e di successi. Anzi.

Ho iniziato a lavorare all’interno dei magazzini di logistica nel 1996, quando ancora frequentavo le superiori, nel periodo delle vacanze estive.

La mia non è stata una scelta casuale, dato che sia mio nonno che mio padre lavoravano in una cooperativa di facchinaggio che si chiamava La Nuova Veneta, detta anche la Carovana Facchini di Legnago.

la carovana facchini
La Carovana Facchini descritta nel libro di Giovanni Pinti “Lo zuccherificio di Finale Emilia e d’intorni”, 2015.

Sono cresciuto in una famiglia nella quale mi è stato insegnato sin da subito il valore del lavoro, ed è per questo che a 15 anni, invece che lasciarmi sprecare le mie vacanze tra partite di calcetto con gli amici e giornate trascorse in piscina ad abbronzarmi, sono stato spinto a trovarmi un’occupazione estiva. Ovviamente avrei preferito essere in piscina con le mie coetanee e giocare la finale di calcetto del paese, è chiaro.

Ho iniziato così a lavorare come facchino e magazziniere in questa cooperativa che dava lavoro a molti del mio paese, da molti anni. E che portava alla pensione molti lavoratori. Forniva personale solo nella logistica di magazzino dal 1981, da quando sono nato praticamente.

Era la classica cooperativa seria e sana, gestita con i valori di una volta. Per farti un esempio il consiglio di amministrazione era al lavoro tutti i giorni sul carrello elevatore. Tutti lavoravano come muli con passione al bene del cliente (oltre che al proprio ovviamente).

Scherzosamente quella cooperativa era, come gli dicevo vedendo la qualità del loro lavoro, una “Ferrari in garage”, perché per loro non serviva proporsi a nuovi clienti, avevano i loro a cui erano affezionati. Sembrano cose così lontane e inconcepibili in questi anni di mercato feroce e competitivo ma per loro era il normale modo di lavorare.

storia cooperativa

Ugo e Vasco, “il gigante buono”, alcuni degli “eroi” de La Nuova Veneta al lavoro, in foto dei primissimi anni ’80 entrambi andati in pensione grazie a La Nuova Veneta

Di certo quell’esperienza mi ha fatto conoscere un mondo di cui la maggior parte dei miei amici avrebbe ignorato l’esistenza per molto tempo, rivelandosi in futuro per me molto più utile di quello che pensavo all’ora.

busta paga cooperativa

*La mia prima, “ricca” busta paga del 1996

Ho continuato a lavorare come magazziniere per i successivi 10 anni, riuscendo a pagarmi l’università completamente da solo e divertendomi nel farlo decisamente.

Mi ero accorto però che quel mondo stava cambiando velocemente e violentemente, e stava finendo l’epoca del facchino visto come semplice lavoratore di fatica.

Ai clienti stavano aprendosi i mercati esteri e servivano veri e propri professionisti di magazzino, che non facessero errori con i clienti più importanti.

Visto che lavoravo tutto il giorno non ho mai visto una lezione universitaria dal vivo, in compenso mi toglievo parecchi sfizi, mentre i miei coetanei vivevano con la paghetta dei genitori. E venivo pagato per imparare.

Mi sono poi laureato nel 2006 e ho deciso di provare ad affrontare altre esperienze professionali perché mi ero reso conto che per provare a realizzare qualcosa di importante in quel settore avevo bisogno di conoscenze che anni di magazziniere, cinque di università e studio sui libri non erano stati in grado di darmi.

Venendo dal lavoro pratico di tutti i giorni, le teorie dell’università mi apparivano già allora per quello che sono, appunto teorie. Bisognava dargli il “battesimo della pratica”. E la mia precedente cooperativa era eccezionale dal punto di vista pratico, ma rischiava di scontrarsi con il nuovo mondo all’orizzonte e con i cambiamenti di mentalità che richiedeva.

Lavorare a contatto con i clienti

Avevo bisogno di lavorare a contatto con i clienti e saper trattare con loro, per cui il giorno dopo la cerimonia di laurea mi sono messo subito alla prova prima come agente immobiliare (solo perché erano i primi che mi hanno preso, visto che ero stato fino ad allora un semplice facchino non potevo permettermi di andare tanto per il sottile con la selezione delle aziende) e dopo poco sono stato chiamato a lavorare per conto di una importante multinazionale nel settore della GDO, sotto una agenzia di cui si servivano all’epoca, per una pura circostanza fortunata onestamente.

Per quasi 3 anni ho avuto l’opportunità di imparare tutta la parte che mi mancava su come gestire una realtà importante, e ho avuto mentori fantastici che mi hanno preso sotto la loro ala per togliermi le ingenuità dell’età.

Se questa azienda mi avesse chiesto dei soldi per quel percorso che ho fatto da loro, li avrei pagati volentieri.

Non sarebbe potuto nascere LogisticaZERO senza queste esperienze.

Dopo quasi 3 anni la multinazionale, soddisfatta del mio lavoro, mi ha offerto l’occasione della vita, il classico treno che passa una volta sola: trasferirmi nella loro sede di Milano in un ruolo importante.

Ma non era il mio obiettivo, avevo ottenuto quello che mi serviva per “rivoluzionare” il mio settore originale, quello della fornitura di personale specializzato nella logistica di magazzino.

2008: ODISSEA NELLA LOGISTICA

Nel 2008 ho pensato di essere pronto a mettere in piedi e gestire una cooperativa, che ho chiamato La Nuova Sociale, in onore della vecchia La Nuova Veneta.

Nel 2008 ti ricorderai che stavamo entrando nella più grande crisi economica della storia recente, ma non mi spaventava perché ero determinato e credevo nel mio progetto.

Inizialmente però i fatti hanno sembrato darmi torto. La concorrenza era tanta e spesso completamente banditesca, e per una realtà come la mia giovane, partita da zero, era dura.

Avevo le mie prime, grandi soddisfazioni acquisendo da solo i primi clienti e pagando correttamente i soci, con molte intuizioni che avevo pensato sulla carta che si rivelavano corrette, come la standardizzazione del sistema di lavoro nel facchinaggio o il dotare di strumenti all’avanguardia i responsabili di magazzino per una comunicazione istantanea.

Ma non ero preparato al quadro generale di allora, che era ancora basato sulla mia precedente esperienza pratica:

· La crisi economica aveva reso i clienti più insicuri e alla ricerca di spendere poco, sempre e comunque
· La maggior parte delle cooperative concorrenti violavano norme di legge e statuti, pagando poco e sfruttando i lavoratori per poter offrire al cliente tariffe ridicolmente basse (a scapito però della qualità del servizio, che è sempre pessimo)
· Chi doveva difendere la parte sana del settore e vigilare su quella malata (associazioni di categoria, istituzioni ecc.), faceva grandi discorsi teorici ma nessuna azione concreta. Politica, ma a me non serviva perché era in gioco la mia sopravvivenza e quella dei miei soci che il 10 di ogni mese prendevano lo stipendio.

La mia vecchia cooperativa La Nuova Veneta, aveva anche lei grandi difficoltà perché da una parte offriva un servizio eccelso, con soci e clienti contenti, ma non era minimamente preparata al nuovo mondo e non aveva alcuno strumento commerciale per sfruttare i suoi punti di forza, per cui decise la fusione con una cooperativa più grande di Verona, che non solo non aveva migliorato la situazione, ma l’aveva drasticamente peggiorata.

Un brutto momento della mia storia professionale

La mia cooperativa nel dicembre del 2010 ha toccato il punto più basso, e mi sono trovato nella situazione nella quale nessun imprenditore o responsabile vorrebbe mai trovarsi: zero liquidità e tredicesime dai soci lavoratori da pagare.

Si prospettava proprio un brutto Natale e la fine dei miei sogni e di quelli dei miei soci che credevano nella mia visione.

Ero di fronte ad una scelta: chiudere la cooperativa o trovare un modo per cambiare le cose…

I PREDATORI DELLA LOGISTICA PERDUTA

Quel modo era solo uno: offrire un servizio talmente eccellente al cliente e talmente talmente superiore sul mercato da far apparire i concorrenti a basso costo come una scelta folle e senza senso, anche dal punto di vista economico.

E selezionare il target dei miei clienti tarandolo su una categoria ben precisa di aziende.

Rinunciare ad una parte del mio fatturato per concentrarmi sulla ricerca e soddisfazione dei clienti più sani e seri, che condividessero la ricerca del lavoro ben fatto e non solo del mero “taglio dei costi”, fregandosene del cliente perché “tanto compra sempre e poi c’è la crisi”.

Dato che ti sto scrivendo, puoi immaginare quale è stata la mia scelta.

Mi sono separato da chi mi ripeteva che l’unica soluzione possibile era quella di chiudere, ho venduto tutti i miei beni personali per ricavare la liquidità necessaria per pagare gli stipendi ai miei soci e fornitori e ho riflettuto su come far sì che la mia cooperativa potesse crescere senza utilizzare i metodi scorretti praticati dagli altri.

Mi sono ricordato della mia esperienza nell’azienda multinazionale, e di quali erano stati gli strumenti che avevano permesso loro di svilupparsi velocemente e su una fascia di clienti molto esigente.

Ho capito che per restare sul mercato non occorreva “semplicemente” lavorare bene rispettando le norme.

Serviva un sistema di lavoro che fosse replicabile, che attirasse le migliori risorse disponibili e che fosse percepito come tale dai clienti fin da subito.

I buoni clienti non hanno bisogno di magazzinieri mal pagati che lavorano in modo svogliato e rassegnato perché quello è l’unico impiego che hanno trovato per sopravvivere.

I buoni clienti hanno bisogno di professionisti di magazzino preparati e ben pagati che scelgono convintamente quel lavoro, perché ritengono che gli offra la possibilità di realizzarsi e di crescere.

Ho investito quindi tutte le mie risorse in formazione, cercando di apprendere quanto più mi era possibile da imprenditori di successo, e ho contattato i migliori professionisti disponibili sul mercato.

E il mio progetto e la mia cooperativa ha “svoltato” e ha cominciato decisamente a funzionare:

· Nuovi clienti acquisiti
· Grado di soddisfazione dei clienti e dei soci sempre in aumento
· Soci sempre più fidelizzati e motivati
· Nuovi soci che da altre cooperative volevano a tutti i costi passare con La Nuova Sociale

In pratica stavo riuscendo nel portare la mitica vecchia cooperativa nel nuovo mondo. Avevo creato un modo di lavorare che poteva essere replicabile su nuovi clienti in tempi rapidi e un modo efficace di gestire il personale, con un grado di soddisfazione molto alto ed enormemente superiore alla media del settore.

Ma mancava ancora qualcosa, il quadro non era completo… [continua nel prossimo articolo]

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Lavoro nella logistica dal 1996. Autore del libro "Odissea nella Logistica. Guida pratica per l'imprenditore" . Sapevi che è possibile ridurre i costi logistici in media dal 10 al 18%, entro 3 mesi con alcune azioni precise? E migliorare il servizio per i tuoi clienti. Chiedimi come
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