Il NO dei dipendenti agli straordinari e la mia soluzione scientifica

straordinari

Il NO dei dipendenti agli straordinari e la mia soluzione scientifica

Straordinari e personale dipendente: Guida per risolvere il problema nella tua azienda.

“Nell’anno 1899, durante la guerra ispano-americana, un generale degli Stati Uniti, Garcia, venne assediato con le sue truppe sull’isola di Cuba. Garcia fu obbligato a nascondersi nell’interno della giungla. Nessuno sapeva dove. Non aveva nessun contatto con il mondo esterno. Né lettere, né telegrammi potevano raggiungerlo, ma il presidente degli Stati Uniti, McKinley, doveva in tutti i modi prendere rapidamente contatto con lui.

Che fare?

Uno dei collaboratori del Presidente diede un consiglio: “Io conosco un uomo che riuscirà a trovare Garcia. Il suo nome è Rowan.”

Il presidente fece venire questo Rowan, gli porse una lettera dicendogli: “Consegnate questo scritto al generale Garcia e portatemi una sua risposta. ” Rowan rispose: “Sì, signor presidente, sarà fatto!“.

Come Rowan avesse sigillato lo scritto in seta oleata e se lo legasse al petto, come avesse raggiunto, in barca, dopo quattro notti di nebbia, le coste cubane, scomparendo nella giungla, come avesse portato a termine la sua missione, sono particolari sui quali non staremo a dilungarci.

Rowan non fece domande, le risposte se le cercò da sé.”

Quello che hai appena letto è un estratto del famoso e spesso citato “messaggio a Garcia”. È contenuto in un saggio di Elbert Hubbard del 1899. È stato tradotto in quasi ogni lingua e stampato in oltre 40 milioni di copie. 

Parla di come un “dipendente” abbia eseguito con cura maniacale, passione e intelligenza il compito affidatogli, senza voler “la pappa pronta” e senza usare scuse per la sua negligenza. E senza brontolare per gli “straordinari” extra

Ha rispettato gli obiettivi e, dove ha trovato difficoltà, ha cercato da solo di risolverle, senza far perdere tempo al suo superiore (ovviamente dove ne aveva i mezzi). 

Il risultato è stato che il messaggio è arrivato correttamente a destinazione e il suo generale nel frattempo ha potuto dedicarsi ad altre occupazioni, senza preoccuparsi che il suo sottoposto eseguisse il suo incarico.

Ti chiederai che cosa centra un saggio del 1899 di guerra con un blog di logistica di magazzino, e con la produttività del personale. 

Che se stai leggendo questo articolo è quello che ti interessa.

Ti avviso: oggi farò incazzare qualcuno…

Capita anche nella tua azienda che il personale “ti faccia cadere le braccia”, specie in alcuni momenti in cui servirebbe attaccamento?

STRAORDINARI: SUCCEDE ANCHE NELLA LOGISTICA DI MAGAZZINO

Perché la professionalità del personale, la sua dedizione e preparazione è fondamentale in uno degli aspetti DECISIVI per il funzionamento della logistica (e non solo) di un’azienda.

Ad esempio parliamo dei picchi (o dei cali) di lavoro e di come vengono gestiti e affrontati dal personale.

Come si risolvono normalmente queste situazioni di picco di lavoro in un magazzino di logistica?

– Picco di lavoro dovuto ad aumento delle vendite/stagionale

Abbiamo il caso piacevole che le vendite della tua azienda sono aumentate, e di conseguenza aumenta il carico di lavoro per la tua logistica per soddisfare i clienti. 

O quando inizia i periodo di stagionalità.

– Picco settimanale o giornaliero

Può anche esserci un picco durante la stessa giornata di lavoro. Come sai benissimo anche tu, durante una giornata di lavoro possono saltare fuori delle esigenze non previste da parte di qualche cliente e che richiedono straordinari.

O durante la settimana per ipotesi il martedì e il giovedì sono giorni “carichi”, e magari il venerdì è più tranquillo

Normale operatività che hanno tutti.

 

Per aiutarti, eccoti un video molto breve che ti spiega come gestire il picco. E’ estratto da un corso “da magazziniere a Professionista di Magazzino” rivolto a società che fanno della gestione del picco il loro business, e hanno la necessità “estrema” di risolvere bene queste emergenze per rimanere sul mercato.

Per un’azienda normale, in cui il problema è meno forte questi consigli presi dall’esperienza valgono “oro” . Buona visione.

LE SCUSE PER EVITARE GLI STRAORDINARI

Anche quando un’azienda è strutturata, i processi che avvengono in questi casi sono i medesimi.

Cambiano gli attori coinvolti e i numeri. Ma nella sostanza quello che succede rimane la stessa.

È innegabile che nel corso degli ultimi anni e credo lo abbiamo visto un pò tutti, anziché un maggiore impegno per tenersi il proprio posto di lavoro, una maggiore rilassatezza e la tendenza a darlo per scontato. 

Nonostante una “crisi” generale sempre presente e un mercato che dovrebbe portare a farci delle riflessioni (ad esempio tutte le automazioni che faranno scomparire lavori tradizionali).

COME RISOLVI I PICCHI DI LAVORO NELLA TUA AZIENDA OGGI?

Se c’è un picco di lavoro, o assumi più personale (se il picco è costante) o il personale deve fare straordinari.

Alla richiesta di straordinari le risposte del personale dipendente tante volte sono deludenti.

  • “Oggi non posso fermarmi, ho un impegno”
  • “Oggi non posso fermarmi, ho il dentista”
  • “Oggi non posso fermarmi, ho la palestra”
  • “Oggi non posso fermarmi, ho il figlio da portare a calcio”
  • “Oggi non posso fermarmi, perché ……”

Lavorando da tanti anni nel settore, ne ho sentite di tutti i tipi. Alcune davvero fantasiose.

Ma la scusa non è il caso peggiore che ti può capitare quando sei in difficoltà e ti serve che il personale faccia uno sforzo per la tua azienda.

 

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NON PUOI OBBLIGARMI…

La cosa peggiore è quando si riceve una risposta ancora più fastidiosa e scocciata:

“Il mio contratto è di 8 ore e non può obbligarmi a fare straordinari”

In alcuni casi ho visto minacciare di far intervenire i sindacati se la richiesta fosse continuata.

Se magari sei fortunato e non ti dicono di no li vedi che storcono la bocca e si fermano molto controvoglia.

Chiaro, ci sono aziende dove succede di più e altre dove succede di meno.

Infatti per dirti di un’esempio positivo, qualche giorno fa parlavo con una imprenditrice ligure veramente in gamba, che mi raccontava di come il suo personale avesse reagito spontaneamente ad un picco di lavoro mettendo a disposizione dell’azienda qualunque ora extra fosse stata necessaria per completare i lavori.

L’azienda in questione lavora nella nautica, e un equipaggio che utilizza loro come fornitori aveva vinto l’oro alle olimpiadi di Rio, per cui le vendite a seguito di questa bellissima pubblicità, avevano avuto un’impennata.

Ma questa imprenditrice ha:

  • una politica di incentivazione economica verso i propri dipendenti che pochissime aziende in Italia possono permettersi
  • Ha dipendenti che hanno stipendi altissimi rispetto alla media
  • Un turnover nullo e una formazione impegnativa
  • Lavora inoltre in un settore di nicchia
  • Ha margini fuori dalle normali logiche aziendali
  • Poco personale (hanno numeri che possono essere gestiti da una decina di magazzinieri)
  • Lei tutti i giorni lavora sul campo, fianco a fianco dei propri dipendenti

Insomma, non è lo scenario normale di un’azienda italiana, che ha più dipendenti, più complessità da gestire, margini molto più bassi e opera in un mercato molto più competitivo.

NON TENGO AL MIO POSTO DI LAVORO E LO DO PER SCONTATO

Risposte o atteggiamenti come quelli che ho riportato sopra significano solo una cosa (do per scontato ovviamente che l’azienda sia sana e paghi correttamente la gente):

“Non tengo al mio posto di lavoro e lo do per scontato.”

So che questo scoccia quando lo dico, ma è così.

Un’altra cosa contro cui l’imprenditore deve scontrarsi e che è molto raro che un dipendente capisca che se c’è poco lavoro sarebbe una cosa giusta tornare a casa, senza pesare inutilmente sulla sua azienda.

E senza che ci dobbiamo inventare cose da fargli fare per arrivare a fine giornata. Magari facendo finta di “spazzare per terra” per arrivare a sera.

La tua necessità e quella di avere a disposizione personale che non cerchi di “caricare” ore non necessarie sul cartellino presenza, perché se non c’è esigenza di lavoro e del suo apporto SI TORNA A CASA.

Qualche settimana fa ho sentito una commessa di un negozio di scarpe dove non entrava nessuno che era contenta perché non faceva nulla tutto il giorno e veniva pagata lo stesso dal titolare. 

Non le entrava in testa che se non entra nessun cliente il suo lavoro è a rischio. A lei bastava non fare nulla e venir pagata. Proprio in questi giorni è stata licenziata perchè il negozio sta per chiudere.

Dopo tutto questo ti immagini che ce io l’abbia con i “dipendenti” , e sia una specie di “turbocapitalista” . Non è così, anzi. Ho fatto anni ad alzarmi alle 4 di mattina per andare a lavorare come facchino in una regione diversa da dove vivevo (perchè non c’era lavoro).

Il problema è molto più complesso della “poca voglia”, e adesso ti mostro come intervenire.

PERCHE’ LE PERSONE “HANNO SEMPRE MENO VOGLIA” DI LAVORARE E LA SOLUZIONE SCIENTIFICA PER  INVERTIRE LA ROTTA

Togliere alle aziende scocciature, sprechi di risorse e fastidi è il mio compito e il mio lavoro.

Per dirti come si può (e si deve) risolvere i problemi che abbiamo appena visto, prendo un estratto dell’ultimo libro che ho scritto, “2019 Odissea nella Logistica”, che parla tra le altre cose di come aumentare la produttività di chi lavora in magazzino.

appalto logistica cooperativa

Nel corso degli anni ho capito che quando abbiamo un magazzino dove lavorano dei magazzinieri, sottostante a questo loro lavoro, al di là che ne siamo consapevoli o meno, “lavora” un sistema con delle regole ben precise.

Ho elaborato questo modello e l’ho visto in funzione in circa una ventina d’anni, fin da quando salivo io sul muletto tutte le mattine estate e inverno.

Adesso ho gli ingegneri che lavorano per me, ma l’esperienza non dimentico che l’ho fatta sporco e pieno di polvere. E questo fa tutta la differenza del mondo quando parliamo di organizzazione del lavoro del personale e quando mi devo rapportare a chi lavora in magazzino.

Sapere che lavorare è dura e che le persone lo fanno per pagare le bollette e la scuola dei figli è una cosa di cui tenere conto. 

Per prima cosa, L’UOMO E’ UNA TECNOLOGIA. COMPLESSA PIU’ DI TUTTE LE ALTRE.

Seconda, tutto ciò che avviene in azienda segue un flusso.

Anche se all’apparenza sembra che si muovano a esperienza personale o “a caso”, le persone seguono degli schemi di comportamento precisi. 

Anche la casualità è “logica” e segue dei modelli ripetuti. So che non sembra ma se ti fermassi per un periodo di tempo lungo a guadare la gente che lavora, scopriresti negli anni dei comportamenti ripetuti al ripetersi di alcune condizioni.

Ora scendiamo un attimo nella realtà quotidiana di un magazzino medio italiano, e lasciamo un attimo da parte le teorie.

A tel digh mi, a ghe da laurè! Forz ragaz che andem!”

Bisogna che corrì butei, ghe da mandar via i camion, ghe pien in piazzal!”. 

(in dialetto veneto e modenese, più o meno “forza ragazzi che c’è da mandare via i camion, c’è da correre!”)

Un esempio di organizzazione del lavoro molto “ruspante”, c’è casino e i magazzinieri devono correre, sollecitati da qualche capomagazzino, a muoversi e preparare gli ordini.

Anche in questi casi, sotto questo apparente organizzazione spontanea, sta lavorando un modello: anche il carrellista che manda via gli ordini sui camion segue un flusso di lavoro, pur non essendone mai del tutto consapevole.

A meno che la tua logistica sia già assolutamente perfetta, forse è il caso di iniziare a darci un occhio.

A che pro ti sto dicendo questo? 

Decifrare questo modello matematico ci permette di evitare tutti quegli aspetti (fattori) che non fanno rendere quanto dovrebbe una persona che lavora nel tuo magazzino.

TUTTE LE COSE CHE SI FRAPPONGONO TRA IL COSTO CHE TU SOSTIENI PER LA PERSONA E IL RISULTATO CHE OTTIENI

Dire che “la gente ha poca voglia” senza prima aver compreso la complessità della questione è una sciocchezza che va bene per Studio Aperto o qualche giornaletto online, ma per noi che dobbiamo fatturare tutti i gioni no. 

I problemi per essere risolti vanno compresi. 

Solo una volta individuati possiamo lavorare su tutti gli aspetti bloccanti e aumentare la produttività del personale, riducendo i costi. 

Chiamiamo X il personale che gestisce il servizio logistico nel tuo magazzino

1)X entra nella tua azienda. Per capirci “Mario il magazziniere”= X

2) X produce Y nel suo turno di lavoro, ad esempio 8 ore. Y corrisponde quindi al risultato del suo lavoro (ad esempio prepara ogni giorno quaranta righe d’ordine). Il risultato del suo lavoro fa contribuisce al fatto che i tuoi clienti finali ti paghino la fattura, perché la tua merce gli arriva in tempo e come se la aspettano.

X—>Azienda—>Y 

(Mario viene a lavorare nella tua azienda e produce una certa quantità di lavoro)

Questo è quello che viene “venduto” da qualunque dipendente che assumi (“Lavorando ti porterò questi ordini evasi durante l’orario di lavoro”). 

Fino a qui, cose ovvie. Andiamo avanti.

Se mi sente qualche ingegnere gestionale gli verrà un malore a leggere tali rozzezze, ma funziona proprio così.

Sempre in teoria, se X, cioè il nostro Mario il magazziniere, non è in grado di raggiungere il risultato prefisso e non ha la produttività che gli richiedi, dovrà o migliorare Y da solo, o essere sostituito da un altro X, “Piero il magazziniere competente”, che lavora di più e meglio.

Quando diciamo “la gente non ha voglia” ci basiamo su questa analisi. Sbagliata, adesso vediamo il perchè.

Nella realtà succede qualcosa di diverso.

X, il nostro “magazziniere Mario” è quello che si chiama segnale di ingresso nel linguaggio ingegneristico. 

La logistica ricordiamoci sempre che si basa su processi e ingegneria, come per qualunque tecnologia attiva in un magazzino. 

Il magazziniere non fa eccezione.

Il fatto che siamo fatti di carne e ossa e non di bulloni o chip, non significa che possiamo sottrarci a leggi e processi precisi, mi sembra ovvio.

X è sempre soggetto a disturbi, D. 

“Disturbo” è nella definizione matematica tutto ciò che “sporca” il segnale di ingresso e lo rende meno “pulito”. D è quello che impedisce a Mario il magazziniere di lavorare come vuoi tu e per cui lo stai pagando.

In termini rozzi, tu paghi per avere come risultato (Y) mettiamo 10, ma D porta un Y di 3 ad esempio.

 Quanti più D ci sono, quanto minor risultato ti produce. (ottieni Y, – i D di X)

I DISTURBI, IL TUO PIU’ GRANDE NEMICO PER LA PRODUTTIVITA’ DEL PERSONALE

Perché Mario si porta dietro questi disturbi? Perché come abbiamo detto, l’uomo è una tecnologia complessa. 

X, il nostro “Mario il magazziniere”, si porta dietro le esperienze lavorative precedenti, il bagaglio culturale e le sue predisposizioni naturali, ovvero tutte quelle cose che insieme a lui entrano nella tua azienda e che condizionano il suo lavoro. 

Quando lo assumi, non “acquisti” solo le prestazioni lavorative di Mario, ma anche tutto quello che Mario ha imparato, non imparato, fatto o non fatto nel corso della sua carriera.

Se Mario non si vede come un professionista di magazzino, ma magari nella vita avrebbe voluto fare il tronista dalla De Filippi e le serate in discoteca, questo discrepanza tra quello che avrebbe voluto fare e il suo lavoro reale, porta dei D che condizionano il suo lavoro.

Ecco perché magari se chiedi a Mario di fare un’ora di straordinario di sabato, ti guarda con sguardo “truce”. Non ti risponde male solo perché “tiene famiglia”, ma stai sicuro che vorrebbe essere da tutt’altra parte del mondo mentre tu gli parli del bene dell’azienda.

A meno che tu non stia utilizzando dei cyborg completamente immuni da qualunque contatto con il mondo esterno (e ti chiami Elon Musk, in quel caso potrei anche crederci), una persona normale (anche se è un campione del mondo) porta in dote alcune cose che lo rendono meno efficiente e performante e che incidono sul suo rendimento .

Aggiungici che in alcuni giorni lavorerà bene, in altri meno, come tutti.

Quindi oltre a D, si porta dietro anche dei picchi di rendimento variabili che incidono sulla sua produttività media.

Comincio a incasinare il modello, perdonami. Però funziona proprio così. E ti assicuro che è ancora più complicato, sto solo toccando la punta dell’iceberg (altrimenti ci vuole un’enciclopedia e non è il caso, abbiamo da fatturare tutti quanti).

GLI ERRORI INTRINSECI DELLA TUA AZIENDA, IL COCKTAIL MICIDIALE CHE AMMAZZA LA PRODUTTIVITA’ DEI DIPENDENTI

Oltre ai disturbi, il modo in cui X lavora è condizionato anche dagli Errori Intriseci , E .

Cioè tutte le inefficienze che ci sono nel tuo magazzino di logistica e nella tua azienda, che non dipendono dal nostro Mario. 

Lui ha i suoi “pesi” che si porta dietro, ma anche tu glie ne dai altri.

Esempi di E che regali al nostro Mario appena entra nel portone del magazzino possono essere: 

  • poca replicabilità delle mansioni (verrà affiancato il nostro Mario? e da chi? per quanto tempo? il suo è lavoro codificato in modo dettagliato con manuali operativi, video, o si va “Franco ha tempo e ti fa vedere come si fa a fare quel lavoro”.Poi magari Franco lo chiamano e lascia il povero Mario a imparare da solo)
  • assenza o mancanza di aggiornamento del layout (cioè il nostro povero Mario per trovare un prodotto dovrà “cercarlo” e perderà tempo, e sarà sfiancante il suo lavoro)
  • tecnologia non adeguata 
  • tra reparti non ci si parla, così quelli del commerciale pensano che in magazzino ci si “gratti” e la produzione da la colpa al magazzino se i flussi si bloccano (il nostro Mario rimane in mezzo a prendere parole)
  • commerciali che mandano in magazzino modifiche “live”, cioè finchè il magazziniere sta preparando l’ordine, cambia in corsa quello che deve fare e perde del tempo
  • clienti “problematici” che causano confusione e rallentamenti o congestioni
  • carrelli e attrezzature usurate, che rallentano o rendono poco agevole il lavoro quotidiano dei magazzinieri
  • pavimentazione non perfetta che rallenta il carrellista (X) o fa sobbalzare la merce
  • e tante altre cose che X non può risolvere e danneggiano la sua produttività.

Questi sono solo esempi e semplificazioni “da bar”, l’azienda perfetta che funziona senza nessun E deve ancora nascere.

X si porta i suoi disturbi + gli errori errori intrinseci della tua azienda. 

Ti sto facendo venire il mal di testa lo so. Ma devo farlo se vogliamo risolvere queste cose. E poi ti avevo promesso che oggi avrei fatto incazzare qualcuno! 

(ps se non riesci più a leggere oltre,  clicca sul tasto sotto e ti dico come fare per semplificarti la vita con il personale. Anche se ti consiglio di darcela almeno una letta a questo articolo, è sempre meglio  conoscerle le cose prima di farle fare a qualcun altro)

 

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X+D+D+D —-> Azienda + E + E —-> Y – (D +D +D +E +E)

Il segnale che ne esce, Y, cioè il lavoro a fine giornata di X, quindi non è “pulito”: il suo lavoro non può essere quello che ti aspetti tu.

Tradotto: hai contestazioni, problemi, rallentamenti, confusione, camion fermi in piazzale, eccetera. Tutte le aziende del mondo hanno questi problemi, in forma più o meno accentuata.

E in tutte ogni tanto qualcuno la sera torna a casa con il mal di pancia perché il cliente si è lamentato della merce arrivata danneggiata o in numero sbagliato. 

Una volta un responsabile logistico di un’azienda molto strutturata mi ha detto: “Non ho bisogno di migliorare niente, sono già bravissimo così. Onestamente non vedo nessun margine di miglioramento per noi”. Grande.

 Quattro mesi dopo su LinkedIn nel suo profilo compariva: “In attesa di nuova occupazione”. 

Qualche margine di miglioramento forse c’era anche per lui. Al di là della battuta, vuol dire che i D e gli E nella gestione del magazzino di quell’azienda, erano di forte impatto, tanto da far perdere il lavoro al responsabile che li sottovalutava.

Fanno parte degli errori intrinseci anche i picchi o cali di lavoro, elementi che vanno a perturbare in modo significativo la resa degli operatori, in misura proporzionale a:

  • tensione del momento
  • capacità del personale di reggere ore di lavoro extra non previste (e qui incide la famosa motivazione di chi lavora in magazzino, tanto trascurata)
  • tempo di preavviso del picco 
  • preparazione dell’eventuale personale extra che viene mandato in supporto alla gestione del picco.

Risolvere gli E, cioè i problemi che la tua logistica di magazzino e l’azienda si porta dietro e che non dipendono dai magazzinieri, richiede investimenti notevoli, strategie a lungo termine, ripensare a volte completamente l’azienda o i clienti da servire. 

E alcuni errori intrinseci difficilmente potranno mai essere risolti, al di là dei report e indici.

Ripeto, aziende senza E per quanto ottimizzate, non ne ho ancora viste.

Io molto umilmente mi sono specializzato a capire quali sono e come risolvere i D dei magazzinieri (X), e già ce n’è.

I FILTRI: GLI STRUMENTI CHE TRASFORMANO IL TUO PERSONALE IN PREZIOSO ALLEATO DELLA TUA AZIENDA  O IN “CERCATORI DI STIPENDIO” , PRONTO A CERCARE SCUSE 

Quindi possiamo intervenire SUBITO andando a limitare i D, cioè le cose che dipendono dai magazzinieri e che danneggiano la produttività dell’azienda. Come? 

Aggiungendo dei filtri che impediscano ai D di fare danni e di danneggiare la produttività di X.

La formula con Filtro diventa:

X+D+D+D —-> Filtro A+Filtro B + Filtro C—-> X +D —-> Azienda + E + E —-> Y -(D+E+E)

(come vedi, il risultato del lavoro di X,  Y ha meno disturbi. Cioè il nostro Mario il magazziniere sarà molto più produttivo. Per esempio il filtro B è la formazione, ecc.)

In poche parole, lasciamoci fare del male solo dalle cose che non possiamo proprio evitare. Sei d’accordo?

Per limitare o azzerare del tutto (in teoria) l’impatto dei D, dobbiamo mettere dei filtri in ingresso al lavoro di X, il nostro “magazziniere Mario”. 

  • Selezione del personale (ma se è già assunto non può essere utilizzato)
  • Formazione (vera, non quella obbligatoria)
  • Affiancamento, 
  • misurazione della produttività, 
  • confronto, 
  • piano di crescita (non solo economica o di ruolo)
  • correzione, 
  • sistemi di lavoro 
  • ecc 

Sono esempi di filtro, cioè iniziative che l’azienda mette in campo per ridurre le cose che non fanno funzionare al massimo X.

Ad esempio, selezionare bene il personale, eviterà di trovarsi degli X in azienda palesemente inadatti. Il nostro aspirante tronista, lo lasciamo a fare le “fortune” di qualche altra azienda concorrente per esempio. 

Saper attirare persone in possesso dei pre-requisiti per fare bene, è già un passo in avanti 

NOTA BENE : questo non significa cercare “il carrellista bravo da ceramiche” , “quello che ne ha viste tante” “questo è un fenomeno” che abbiamo visto prima, perché pur in possesso di alcune caratteristiche operative buone, rischiamo di portarci in azienda dei D enormi su altri aspetti. L’effetto “gatto attaccato ai coglioni” cioè gente che si crede padrona del magazzino è dietro l’angolo, già testato ;-).

Altro esempio di filtro dopo la selezione: un piano formativo per il personale di magazzino efficace, aumenterà la produttività massima e ridurrà le contestazioni dei clienti, ecc. 

NOTA BENE Bis: formazione obbligatoria del personale NON E’ un piano formativo. E’ solo quello che lo Stato di obbliga a fare o ti fa la multa. A livello di Y e riduzione D l’impatto è ZERO.

Ovviamente per che i filtri siano efficaci, l’azienda deve sapere quello che fa e investire. A volte un filtro non funziona e va testato un altro, altre volte occorre adattare in filtri in base agli E dell’azienda. Non è semplice farlo, specie per chi non è del mestiere, e semplificare il problema causa molti danni.

Se poi aggiungiamo a questa complessità molto evidente anche che il magazziniere è considerato un lavoro a basso valore aggiunto, diventa impossibile anche solo avere la percezione degli sprechi che questo causa all’azienda. 

Adoro i magazzini automatici e le cost reduction, ma prima di spendere soldi, riportiamoci a casa quelli che già stiamo buttando dalla finestra.

Adesso è forse più chiaro perché il sistema “Forz ragaz che andèm!” nel 2019 non funziona più.

COME AVERE LAVORATORI SODDISFATTI E MOTIVATI?

Ti piacerebbe invece avere dei professionisti nel tuo magazzino di logistica sempre pronti a rispondere alle tue esigenze di straordinari, a risponderti di sì con il sorriso sulle labbra, e anzi a non vedere l’ora di lavorare un’ora in più e ringraziarti per la fiducia che gli stai dando?

IL SERVIZIO LO FANNO LE PERSONE

Ti dirò di più, parlo di lavoratori che abbiano:

  • la capacità di capire da soli se c’è bisogno di lavorare ore extra per soddisfare le esigenze dei tuoi clienti, senza doverli costringere o litigarci?
  • la capacità di capire se in quella giornata non c’e’ bisogno del loro apporto e spontaneamente tornare a casa, facendoti risparmiare una giornata di lavoro non necessaria?

Cosa dici, ti piacerebbe tutto questo?

Se una persona è motivata, realizzata e ben pagata puoi stare sicuro che non vede l’ora di lavorare.

Non è un supplizio sentire la sveglia suonare la mattina né fermarsi qualche ora in più in azienda.

Ti porto un esempio. Senti cosa dice a riguardo un vero magazziniere (è vero che bisogna vederle al lavoro le persone, non “a chiacchere” . Scrivimi e ti porto dove lavorano, così vedi tu stesso):

Mi chiamo Nicola Roma e sono orgoglioso di fare parte della mia squadra da più di quattro anni perché è fatta di persone decisamente molto in gamba, molto efficienti e ci diamo sempre una mano tra di noi, anche quando dobbiamo fare straordinari o richieste extra. Questo ci permettere di ottenere ottimi risultati nel nostro lavoro. La cosa che più mi dà soddisfazione è che in questi anni ho visto un livello di crescita di tutti sempre costante e anch’io sono riuscito a raggiungere i miei obbiettivi grazie anche ai miei datori di lavoro che mi hanno sempre dato fiducia e hanno dimostrato a più riprese di credere in me. 

–  Nicola Roma, Professionista di Magazzino LogisticaZERO

Per riuscirci devi agire sui filtri che ti ho appena mostrato. Fine delle trasmissioni. 

Chiunque ti dica qualcosa di diverso è “è troppo complicato, meglio fare…” è una baggianata che non tiene conto della realtà.

Troppo complesso?

Come avere un esercito fedele di lavoratori al servizio della tua azienda, anche in caso di straordinari

A questo punto posso darti io dei consigli concreti per impostare i primi filtri che aumentano la produttività del personale e azzerano le scuse.

Alcuni te li ho già mostrati.

Ma c’è un problema…

La tua azienda la conosci tu, non io nè nessun consulente o fenomeno “del webbe”. 

Non so cosa fai, non so perchè lo fai, non conosco il tuo mercato. 

Non conosco i tuoi dipendenti e non so se vai d’accordo e meno con i tuoi soci. 

Non so se hai accordi particolari con i tuoi fornitori o conto terzisti. 

Vuoi fare l’ecommerce l’anno prossimo? Ecco, io non lo so

Non so se hai piastrelle da 2 lire in magazzino o movimenti biomateriali da centinaia di migliaia di euro. 

Non so chi sono i tuoi clienti e quali di questi sono i rompicoglioni e quali i top 20 che ti fanno chiudere col segno + il bilancio ogni anno.

Non se Mario il magazziniere è dalla tua parte o ti sta remando contro. E se quando gli chiedi straordinari li fa volentieri, li fa solo per aumentare la busta o si rifiuta perchè “ha da fare”.

E non se i tuoi commerciali hanno dei momenti di interazione formalizzati con la logistica e con la produzione o tutti i lunedì si mandano a cagare.

Non conosco il tuo programma di produzione e chi lo governa realmente, se il direttore di produzione o il direttore commerciale estero. 

A proposito, dove vendi le tue merci e perchè le mandi in Asia piuttosto che in Usa? 

Fai solo nazionale?

Capisci perchè l’approccio “adesso ti spiego” non funziona. 

Per la mia esperienza non è l’approccio corretto, perchè la tua azienda è unica e unici i suoi problemi. Io non la conosco come non la conosce nessuno, tranne te e chi ci lavora.

Se cerchi il “santo graal” da un esterno caschi sempre male, fidati. 

Se vuoi azzerare PER SEMPRE i problemi del tuo magazzino, l’approccio migliore, e l’ho visto ormai da anni con i miei clienti è questo

Semplice e passo dopo passo:

1) La prima cosa che ti consiglio di fare oggi (non domani) è di prenderti qualche minuto. 

Da solo.

So che le cose da fare sono migliaia e non sai più dove prendere, e tutti chiamano e sembra che senza di te l’azienda si fermi e finisca il mondo. Credimi, ti capisco molto bene. 

Ma dato che nè tu nè io lavoriamo in un pronto soccorso, SO per certo che oggi puoi bloccare 10 minuti, prenderti un buon caffè e chiuderti nel tuo ufficio per ragionare su come è la tua attuale situazione nella logistica e nell’organizzazione del magazzino.

2) So anche che se adesso, pur preso dalle migliori intenzioni, prendi un foglio bianco e cominci a pensare dopo qualche minuto la tua mente viaggia su Marte, o meglio molla tutto e torna a pensare a quella testa “di cocco” del magazziniere che ieri ha sbagliato a caricare e ha fatto incazzare il cliente. 

Questo succede perchè le domande che andrai a farti sono le tue e quelle che ti fanno le persone nella tua azienda.

Non è che arrivo io e ti devo dire quali sono i problemi che hai tu nel tuo magazzino e nella tua azienda.

Li conosci meglio di me, non serve il fenomeno a dirti come gira casa tua.

Il tuo però è un punto di vista sì compentente e del settore, su cui sei tu l’esperto, ma non è nè “fresco” nè ad ampio raggio. E non lo potrà mai essere.

E’ una visuale confinata solo alla tua realtà e i tuoi problemi quotidiani, o quelli del tuo settore.

Per fare un bel lavoro che dia frutto hai bisogno di domande neutre, esterne e precise. Laser, che vadano a stimolare il tuo ragionamento su alcuni punti. 

E che lo facciano in pochissimi minuti, meno di 10 perchè altrimenti corri giustamente dietro al quotidiano e tutto resta in un cassetto a impolverare.

 Domande a cui rispondere con la tua situazione specifica. 

Volevo girarti un link qui da qualche risorsa ma stranamente su internet non ci sono. Trovo solo gli “spiegoni tecnici”, ma domande reali che facciano prendere direzioni in autonomia non le trovi.

Per questo mi sono messo giù e le preparate io per te. 

Vedo e aiuto nel risolvere questi problemi aziende da ormai più di 10 anni tutti i giorni, per cui sono già domande “testate” e funzionanti.

So che se ti fai le domande giuste hai più probabilità di prendere le decisioni giuste.

Sono le stesse che faccio io ai responsabili delle aziende la prima volta che ci conosciamo. 

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“A chi deve andare la nostra simpatia?

Di recente si sente molto parlare con lacrimosa simpatia degli “operai oppressi e sfruttati nelle fabbriche”, e dei “poveri disoccupati in cerca di lavoro onesto”, e questi discorsi sono spesso accompagnati da parole dure nei confronti di ricchi e potenti. 

Nulla viene detto del datore di lavoro che invecchia prima del tempo nel vano tentativo di spronare questi nullafacenti a lavorare in modo intelligente; nulla viene detto del suo stare dietro a questi “aiutanti” che non fanno altro che oziare quando volta loro le spalle.”

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Lavoro nella logistica dal 1996. Autore del libro "Odissea nella Logistica. Guida pratica per l'imprenditore" . Sapevi che è possibile ridurre i costi logistici in media dal 10 al 18%, entro 3 mesi con alcune azioni precise? E migliorare il servizio per i tuoi clienti. Chiedimi come
5 Commenti
  • Luca Giarola
    Posted at 10:20h, 23 Agosto Rispondi

    Buongiorno Simone,

    capisco che possa sembrare “agghiacciante” la necessità sul lavoro di tenerci, impegnarsi, cercare di migliorare ed esserci quando c’è bisogno.
    E’ una verità davvero orribile!

    Vuoi mettere “staccare il cervello” ogni benedetta mattina, timbrare e riprenderlo all’uscita.
    E nel mezzo cercare di “sopravvivere” alla meno peggio, magari con qualche bella chiacchera su Juve, politica ecc. davanti ad un buon caffè appena il capo si gira.
    E guai, peste ci colga, se occorre fare “quel miglio in più” se l’azienda, per campare sul mercato di oggi, ha qualche urgenza!
    E dal martedì in poi, si pensa ad organizzare il weekend tra un whatsapp e l’altro…

    Battute a parte, purtroppo la realtà di oggi nel mercato del lavoro è molto semplice:

    1) Siamo responsabili non solo del nostro lavoro, ma anche di quello dei colleghi.
    Se lavoriamo a “cervello spento” e “guai a 1 minuto in più”, facciamo del male alla comunità, oltre che a noi stessi, non “tanto non se ne accorge nessuno”. Ho visto di persona aziende spegnersi per questi atteggiamenti.
    I diritti funzionano bene se sono retti dal contrappeso dei doveri, o sono solo fumo negli occhi.

    2) Nei prossimi anni (entro i 10, in alcuni settori entro i 5) scompariranno molti posti di lavoro a causa delle innovazioni tecnologiche (io le vedo in logistica e le assicuro che alcune fanno paura anche a me) e i cambiamenti di mercato.
    Mai visto un magazzino automatico o un agv in azione? Si faccia un giro in qualche struttura che già li adotta.

    3)Le aziende, anche quelle più piccole, competono ormai con il MONDO.
    Non con il concorrente del paesello.
    Ha mai visto cinesi, vietnamiti, ma anche solo polacchi ecc. quanto, con che velocità e ormai anche abilità ci fanno concorrenza?

    Ecco, per resistere a questo e conservare il proprio lavoro retribuito correttamente e in un buon clima di squadra, occorre quello che scrivo nell’articolo.
    Le presento centinaia di persone che lavorano così, e la sera vanno a casa felici e orgogliose. A volte stanchi, ma contenti.

    Sì, le confermo che è un mondo del lavoro “agghiacciante”.

    Ma anche ricco di opportunità per chi sa rimboccarsi le maniche ed è acceso sulla realtà.

  • Alberto Gola
    Posted at 22:33h, 29 Dicembre Rispondi

    Sono capitato per caso a leggere questo articolo. Sono scandalizzato da come il personale sia assimilato ad oggetti o macchine. Mentalità’ oscena per la quale l’ imprenditore solo perché paga ha diritto di fare quello che vuole dei propri dipendenti. La gente non vuole fare a volte straordinari perché ci sono altre cose nella vita a parte fare i servi. Il dentista e i figli sono una ragione più che valida, e anche la partita di calcetto se mi permettete.. Non viviamo per lavorare, l’ importante e’ farlo al meglio.

    • Luca Giarola
      Posted at 17:25h, 30 Dicembre Rispondi

      Certo Alberto, tranquillo è anche soft questo articolo
      Guarda, ti do una bella notizia: quando l’azienda chiuderà (perchè succede, il mercato ahimè ha poco a cuore il calcetto di Mario) perchè non ce l’ha fa più a reggere, rimarrà tantissimo tempo per la gente da dedicare a tutte le proprie passioni, sport e poter finalmente vivere, libera da ogni schiavitù e catene 😉

      Battuta (ahimè reale) a parte Alberto capisco il tuo punto di vista.

      Non era quello il senso dell’articolo, ma evidenziare delle storture che ci sono, e che ammazzano le persone stesse che lavorano seriamente e con impegno.

      Che si trovano il lunedì mattina a dover correre perchè “Mario c’ha la partita”, “nicoletta ha il bimbo” e “Amhed ha mal di denti”. Nello stesso giorno e con i camion fermi in piazzale e i clienti che chiamano incazzati perchè la merce è in ritardo.

      I poveri ragazzi che restano sul campo a sgobbare, che anche loro immagino abbiano la loro vita e impegni, ma sanno che i soldi dell’affitto arrivano dal lavoro e non dalle piante di Fiabilandia, ringraziano con il cuore “le passioni” dei colleghi.
      Dedico a loro il mio lavoro, perchè sono stato uno di loro per anni e vedo i danni che la poca consapevolezza porta.
      Famiglia la abbiamo tutti, tutti stiamo male e a tutti piace prendere il sole con una bella ragazza a fianco e fare i weekend lunghi.

      In tempi di vacche grasse ci sta tutto, ci mancherebbe. Il pane è per tutti. Ma segnalo che il 2021, economicamente parlando, parte da un -20% di Pil.
      Un disastro che non si vedeva dai tempi della seconda guerra mondiale.
      E a quel tempo la gente aveva altro da pensare che al calcetto o al mal di denti. Dalle macerie ci siamo tirati su le manichette e “a lavurà”. L’Italia è nata così.

      Semplicemente per alcuni il lavoro è un male necessario, per me e molti altri, come la gente che spende dei soldi per formarsi e crescere nel proprio lavoro e te ne posso presentare qualche centinaio, invece è un mezzo per esprimersi, per crescere e per realizzarsi come uomini. E dare alle proprie famiglie e figli una vita decorosa, e un mondo un pò meno merdoso di quello che abbiamo trovato

      Un saluto!

      • Alberto Gola
        Posted at 19:38h, 30 Dicembre Rispondi

        Gentile Luca, forse il mio tono può’ essere sembrato aggressivo, ma avendo subito situazioni di “sfruttamento” parto un po’ prevenuto. Il mio punto di vista voleva essere questo: e’ importante il lavoro , farlo con impegno e professionalita, ma non vuol dire che volere equilibrare lavoro e vita privata voglia dire essere ” posapiano”. Anche perche una persona che lavora troppe ore a settimana prima o poi perderà’ anche motivazione o sarà’ troppo stanco per ricercarla. E lo dico io che ho lavorato in un ‘ azienda talmente sfrenata da avere ogni giorno mal di testa. Penso che se il ritmo non fosse poi calato avrei svolto il lavoro anche con meno produttivita’. penso che il welfare aziendale sia la chiave per poter eccellere: lavoratori contenti, meno appesantiti, che possono dare il massimo!

        • Luca Giarola
          Posted at 16:03h, 04 Gennaio Rispondi

          Tranquillo Alberto, capisco molto bene il tuo punto di vista e ahimè comprendo sulla mia pelle le situazioni di sfruttamento di cui parli. Non a caso il mio prossimo libro che uscirà si chiama “Basta schiavi. Storie di orrori e redenzioni nel mondo della logistica”. E’ essenziale l’equilibrio, e non finire in burnout per non danneggiare in primis se stessi, in secondo luogo la qualità del proprio lavoro ma soprattutto la sicurezza. La prima cosa che dico sempre quando mi presento è “la prima regola è tornare a casa sani dalle proprie famiglie. La seconda, rispettare la prima” Sul welfare aziendale sfondi una porta aperta, e potremo parlarne molto a lungo. Io ci credo molto e ti aggiungo che aiuta ad attirare persone in gamba. Se vuoi approfondire questi temi leggiti questo articolo e dimmi cosa ne pensi: https://www.logisticazero.com/lavoro-ben-retribuito-logistica/

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