Responsabilità solidale: cosa rischi con l'outsourcing

Responsabilità solidale: pagare 200.000 euro a causa del fornitore di personale in outsourcing [sentenza vera]

Responsabilità solidale: pagare 200.000 euro a causa del fornitore di personale in outsourcing [sentenza vera]

N.B. se hai un magazzino leggi questo articolo fino alla fine perché contiene alcune informazioni che possono aiutarti a stare alla larga da multe salatissime che potresti ricevere anche se stai già lavorando nel pieno rispetto della legge.

Pagare 200.000 euro per un incidente sul lavoro che avviene all’interno della tua azienda? Anche se l’appaltatore ha consegnato al lavoratore vittima dell’infortunio i dispositivi antinfortunistici obbligatori?

Potrebbe succedere…

È quello che ha stabilito la sentenza n. 44846 emessa dalla Corte di Cassazione il 21 dicembre del 2010.

In breve i fatti:

  • un lavoratore alle dipendenze di una ditta subappaltatrice stava eseguendo la rimozione del solaio di un edificio
  • durante la rimozione il lavoratore è caduto da una soletta in legno collocata ad un’altezza di circa 3,6 metri dal piano di camminamento sottostante
  • la caduta al suolo ha provocato al lavoratore un trauma cerebrale, un’emorragia interna, una contusione del polmone e la lussazione della mano sinistra con pericolo di vita
  • il lavoratore è rimasto a lungo ricoverato in rianimazione riportando un indebolimento permanente della mano sinistra

A causa di questo incidente sul lavoro si è svolto un processo nel quale, oltre al titolare della ditta appaltatrice e al coordinatore per la sicurezza, tra gli imputati c’era anche l’imprenditore committente.

Il titolare della ditta subappaltarice, che era il datore di lavoro della persona che ha subito l’infortunio, ha patteggiato. Il coordinatore per la sicurezza è stato invece condannato, mentre il committente è stato assolto.

Non basta nominare un coordinatore della sicurezza

Nel secondo grado di giudizio, però, la Corte d’Appello ha modificato la sentenza di primo grado condannando anche il committente, con la motivazione che non bastava aver nominato un coordinatore per la sicurezza.

La sentenza, immediatamente esecutiva, prevedeva:

  • il pagamento di un risarcimento alla parte offesa di 200.000 euro
  • la condanna in solido per le spese processuali in favore della parte civile

Sia il committente che il coordinatore per la sicurezza hanno fatto ricorso presso la Corte di Cassazione.

Nonostante il committente abbia fatto presente che:

  • al lavoratore infortunato erano stati messi a disposizione tutti i dispositivi antinfortunistici necessari allo svolgimento delle sue mansioni
  • era stato nominato un coordinatore per la sicurezza
  • il coordinatore per la sicurezza aveva dato istruzioni precise al lavoratore riguardo le modalità di esecuzione dei lavori e riguardo l’obbligo dell’uso degli strumenti antinfortunistici
  • era compito del direttore dei lavori e del datore di lavoro dell’infortunato supervisionare la sicurezza del cantiere

la Corte di Cassazione ha rigettato sia il suo ricorso che quello del coordinatore per la sicurezza.

La Corte di Cassazione ha affermato che:

“il committente, il quale è ex lege il coordinatore della cooperazione, deve essere in grado di rendersi conto dell’insufficiente contributo tecnico dell’appaltatore medesimo e cooperare perché, di fatto, le condizioni di lavoro siano sicure con la conseguenza che, verificatosi un sinistro, l’eventualmente inadeguato apprestamento delle misure precauzionali non può non essere ascritto ad entrambi perché garanti, destinatari dell’obbligo di predisporre sicure condizioni di lavoro”

Infortuni in azienda? Un problema che va molto al di là delle multe e dei risarcimenti

La sentenza che ti ho riassunto si basa sul principio della responsabilità solidale fra committente e appaltatore.

L’articolo 26 del decreto legislativo 81/2008 (ovvero il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro) stabilisce che il committente:

  • risponde in solido per tutti i soggetti coinvolti nella catena degli appalti (appaltatore ed eventuali subappaltatori) nei casi di infortunio nei quali il lavoratore non risulta indennizzato da parte dell’INAIL
  • ha l’obbligo di prevenire gli infortuni fornendo all’appaltatore a cui ha affidato l’esternalizzazione tutte le informazioni relative ai rischi presenti nell’ambiente di lavoro, suggerendo misure di prevenzione adeguate attraverso il DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi)
  • ha l’obbligo di verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici (richiedendo il certificato di iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato e un’autocertificazione che garantisca il possesso dei requisiti richiesti)

Un lavoratore non viene indennizzato dall’INAIL quando:

  • non sono state rispettate le disposizioni sulla sicurezza
  • la sua situazione contrattuale presenta delle irregolarità

Le sanzioni possono essere sia di natura amministrativa sia, in particolari casi, di natura penale.

La responsabilità solidale e la multa da 200.000 euro

Per quanto però possano essere elevati i risarcimenti o le multe che un imprenditore si ritrova costretto a pagare (come nel caso dei 200.00 euro imposti dalla sentenza che ti ho mostrato) quelle non sono MAI le conseguenze più gravi con le quali un’azienda deve fare i conti in caso di infortuni seri.

Se si verificano incidenti che causano invalidità permanenti o, ancora peggio, la morte di qualcuno un’azienda si ritroverà certamente alle prese con un’enorme danno di immagine.

E, ancora prima del danno di immagine, anche se non ne ha direttamente colpa la cosa toccherà inevitabilmente l’imprenditore.

Magari mantiene quotidianamente un contatto diretto con i lavoratori, magari no, ma non è mai disinteressato a tutto quello che coinvolge i lavoratori.

→ Il suo obiettivo è quello di creare profitto offrendo contemporaneamente alle persone che lavorano per lui l’opportunità di accrescere il proprio benessere.

Sapere invece che la sua azienda non ha migliorato la vita di un dipendente ma l’ha invece rovinata non può che turbarlo in modo profondo.

Fare Outsourcing per aumentare la produttività in modo intelligente

La mia professione mi porta a confrontarmi tutti i giorni con imprenditori, e se c’è una cosa che so per certo è che quando un imprenditore sceglie di dare vita ad un processo di outsourcing lo fa per aumentare la produttività razionalizzando e ottimizzando i processi.

La sua intenzione non è MAI quella di affidarsi consapevolmente ad un fornitore di personale che, magari per offrire un prezzo apparentemente basso, chiude un occhio (o anche due) sulla sicurezza mettendo a rischio tutti i giorni la salute e l’incolumità dei lavoratori.

Nell’outsourcing di magazzino rispettare la legge non basta

Come è possibile esternalizzare il proprio magazzino di logistica evitando di incorrere in sanzioni di centinaia di migliaia di euro, conflitti con le organizzazioni sindacali, danni di immagine difficili da cancellare e di dover convivere con problemi di coscienza?

Puoi farlo ricorrendo ad un fornitore di personale in outsourcing che:

  • abbia una solida storia alle spalle che certifichi un approccio serio e rigoroso nei riguardi della sicurezza
  • affronti per primo la questione sicurezza in fase di trattativa
  • dimostri di conoscere in modo approfondito le normative vigenti
  • oltre a richiederti il DUVRI (come previsto dalla legge) svolga un’analisi autonoma dell’ambiente di lavoro e dei processi produttivi che caratterizzano la tua azienda
  • ti tenga costantemente aggiornato sulle iniziative prese, adottando di volta in volta le misure più appropriate in caso di modifiche rilevanti alle normative
  • si serva di consulenti e tecnici della sicurezza di provata esperienza e capacità (ti consiglio di farti dare dal fornitore che hai scelto il loro CURRICULUM o un loro CASE HISTORY)

In un mio articolo precedente ho raccontato di un fatto al quale purtroppo ho assistito di persona.

Frequentavo ancora le scuole superiori e avevo iniziato a lavorare all’interno dei magazzini di logistica come semplice facchino. In una delle prime aziende dove ho fatto il carrellista era presente una cooperativa (per fortuna non la mia) che utilizzava attrezzature vecchie di decenni e, nonostante la loro pericolosità fosse nota, tutte le segnalazioni fatte dai dipendenti ai loro responsabili e le pressioni del committente affinché facessero attenzione alla sicurezza erano state ignorate.

Questo fino al giorno in cui per colpa di uno di questi carrelli un lavoratore si è ritrovato con una gamba irrimediabilemente menomata.

Si è trattato dell’episodio più grave di cui sono stato testimone diretto, ma purtroppo non è stato l’unico.

Oltre ad avere conseguenze sulla vita delle persone che li subiscono, ho imparato che questi incidenti peggiorano la qualità della vita all’interno dell’azienda perché gli altri lavoratori:

  • sono condizionati dalla paura e dall’insicurezza
  • non si sentono tutelati
  • sono frustrati e demotivati perché se le loro segnalazioni non vengono prese in considerazione si convincono di non contare nulla

Ovviamente tutto questo aumenta le probabilità di errori quando viene movimentata la tua merce.

Ecco perché, quando ho deciso di diventare io stesso un imprenditore, mi sono impegnato per creare un sistema di lavoro che fosse molto attento all’aspetto della sicurezza.

Volevo che questo sistema consentisse a chi vuole esternalizzare il proprio magazzino di non rischiare, tra le altre cose, di avere a che fare con il meccanismo della responsabilità solidale.

La differenza del sistema LogisticaZERO

Il metodo che ho messo a punto si chiama LogisticaZERO e si fonda su 34 anni di esperienza nel settore della logistica di magazzino e ti offre:

  • un’analisi PRELIMINARE della situazione del cantiere da parte del Tecnico Logistico e del Responsabile Logistico Operativo, per stabilire subito dove è prioritario intervenire, come e con quali tempistiche
  • una gestione della sicurezza DOCUMENTATA e consultabile IN QUALUNQUE MOMENTO
  • tutti i controlli periodici previsti dalla normativa e, in aggiunta, controlli extra che mettiamo a disposizione del cliente per ridurre ulteriormente i rischi
  • dei resoconti con l’elenco di tutti gli interventi che sono stati messi in atto, delle eventuali criticità ancora presenti e l’indicazione delle aree nelle quali sono suggeriti dei miglioramenti
  • l’utilizzo del software proprietario Minuto Produttività minuto produttività outsourcing magazzinograzie al quale puoi essere costantemente informato di ciò che avviene all’interno della tua azienda e grazie al quale per ogni problematica che viene segnalata si predispone una soluzione entro UN’ORA

Zero sanzioni e sicurezza totale per i lavoratori

Questo approccio nel corso del tempo ha fatto sì che tutte le verifiche effettuate dagli enti preposti (INPS, INAIL, SPISAL) abbiano sempre avuto un esito favorevole per il committente, che non si è mai ritrovato alle prese con multe e sanzioni.

Dato che l’argomento della responsabilità solidale è complesso e importante tornerò ad affrontarlo.
Continua a seguire il mio blog e, nel frattempo, scarica il report gratuito Le 7 trappole che devi evitare quando scegli una cooperativa, dove potrai leggere suggerimenti che solitamente nessuno dice su come riconoscere un fornitore di personale in outsourcing che può causarti problemi.

P.S. Negli ultimi 34 anni abbiamo aiutato molte aziende a migliorare le performance del loro magazzino in modo scientifico (riduzione degli sprechi e incremento della produttività del 15% nei primi 3 mesi).

→ È quello che potrei fare per te applicando LogisticaZERO. Contattami ora al Numero Verde 800.699.918

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Lavoro nella logistica dal 1996. Autore del libro "Odissea nella Logistica. Guida pratica per l'imprenditore" . Sapevi che è possibile ridurre i costi logistici in media dal 10 al 18%, entro 3 mesi con alcune azioni precise? E migliorare il servizio per i tuoi clienti. Chiedimi come
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