quali cooperative da evitare quando appalti la logistica [guida]

Quali tipologie di cooperative da evitare quando appalti la gestione del servizio logistico [guida per imprenditori]

fornitori personale magazzino

Quali tipologie di cooperative da evitare quando appalti la gestione del servizio logistico [guida per imprenditori]

N.B. La quasi totalità dei fornitori in outsourcing presenti sul mercato porta le aziende a ritenere che l’unico parametro da prendere in considerazione sia quello legato al prezzo.

In questo articolo ti spiego perché un fornitore di personale in outsourcing che non possiede strumenti per misurare la qualità del proprio lavoro e che, escludendo tariffe al ribasso, non è in grado di differenziare la propria offerta da quella dei propri concorrenti, andrebbe sempre evitato, dato che non è mai in grado di garantire un risparmio reale.

– «Buongiorno signore, le interesserebbe risparmiare sulla bolletta dell’elettricità e del gas? Non mi dica di no perché non ci credo!»

– «Posso chiederle quanto paga per la sua connessione internet? Così tanto? Allora mi deve assolutamente stare ad ascoltare, le nostre tariffe sono imbattibili!»

– «Pronto? No, non riattacchi il telefono, se lo facesse le garantisco che se ne pentirebbe! Per caso nella sua abitazione dispone già di un impianto fotovoltaico? No? Ma allora questo è il suo giorno fortunato! Non aggiunga altro, le fisso immediatamente un appuntamento con un nostro incaricato che passerà da lei domani… si fidi, risparmierà tantissimo, la nostra azienda lavora a prezzi stracciati!»

SEI SICURO CON LA COOPERATIVA A CUI HAI APPALTATO?

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È capitato anche a te?

Sempre più spesso le persone sono costrette a fronteggiare operatori di call center o venditori porta a porta particolarmente insistenti e “aggressivi”. Sono più che certo che anche a te sarà capitato almeno una volta che il tuo campanello o il tuo telefono si siano messi a suonare in un momento inopportuno, facendoti ritrovare a interagire con qualcuno che continuava a parlarti di “risparmio”.

Negli ultimi anni il verbo “risparmiare”, all’interno della comunicazione commerciale, è senza ombra di dubbio uno dei più utilizzati (e abusati).

Sono in molti ad essere convinti che un prezzo basso e la prospettiva di un consistente risparmio siano l’unico parametro che viene preso in considerazione da un potenziale cliente prima di decidere se acquistare o meno un determinato prodotto o servizio.

In un articolo pubblicato sul sito GestoriCarburanti.it, dal titolo “Niente gadget, il cliente vuole risparmiare”, viene raccontato il sempre più crescente successo delle cosiddette “pompe bianche”, ovvero i distributori di carburante indipendenti e privi di marchio che non appartengono al circuito delle compagnie più grandi e più note.

Il presidente di una di queste aziende ha dichiarato:

«La nostra politica è quella di andare incontro al consumatore che oggi vuole prezzi bassi e non il regalino, la carta punti o la pubblicità. L’abbiamo fatto eliminando questi costi che sono tipici delle compagnie petrolifere e riducendo drasticamente anche i nostri margini. È cambiata la domanda. In questo momento di crisi ad esempio, anche in autostrada, dove il prezzo è più alto, si registra un sensibile calo dei consumi. Ci si ferma per necessità e non per comodità.

(…) cerchiamo di automatizzare l’impianto e anche l’Italiano sta imparando a fare rifornimento da solo. Il gestore non deve più fare il pieno ma offrire altri servizi».

Ai clienti interessa solo il risparmio?

Tutto ciò sembrerebbe non far altro che confermare la convinzione secondo cui l’unica cosa che alle persone interessa è spendere il meno possibile.

In realtà non è affatto così.

È perfettamente ovvio e comprensibile – oltre che giusto – che il cliente preferisca risparmiare.

Andrebbe però chiarito che cosa si intende con “risparmio”.

Secondo l’autore del libro “La vendita emotiva” ci sono clienti per i quali “risparmiare” significa acquistare quello che si desidera scegliendo in funzione del miglior rapporto prezzo/qualità proposto.

Per altri equivale ad acquistare ciò che si desidera ma solo se il prezzo non supera una certa soglia.

Per altri ancora “risparmiare” vuol dire invece acquistare ciò che costa meno, a prescindere dalla qualità e dalle caratteristiche di quello che si compra.

L’ultimo modo di intendere il risparmio è sicuramente il più pericoloso.

Questo perché, secondo il metodo di analisi dei costi chiamato Total Cost of Ownership, per calcolare il costo totale di un bene o di un servizio durante il suo ciclo di vita non bisogna prendere in considerazione non soltanto i costi diretti ma anche tutti i costi indiretti (ne ho parlato approfonditamente in un altro mio articolo).

Prezzo troppo basso? Occhio ai “costi invisibili”

E, molto banalmente, un prezzo all’apparenza troppo basso nasconde sempre dei costi invisibili.

O, se preferisci, detta in maniera ancora più esplicita un prezzo eccessivamente basso porta inevitabilmente con sé delle fregature.

Un fornitore di elettricità e di gas che sbandiera una tariffa per kWh irrisoria ma che omette di dirti che vale solo per alcune fasce orarie (magari proprio in quelle in cui i tuoi consumi di norma sarebbero assai limitati), e che nel resto della giornata la tariffa è molto più alta (ben superiore a quella del tuo attuale fornitore) ti sta proponendo un affare vantaggioso?

Se quello stesso fornitore omette di dirti che le tariffe da contratto sono sì bloccate per un certo periodo di tempo ma che poi saliranno vertiginosamente, o che l’allacciamento del gas ha un costo esorbitante, ti sta forse facendo risparmiare sul serio?

Se per lavoro hai bisogno di una connessione internet stabile e veloce e il provider che ti ha contattato ha fatto leva unicamente sul prezzo, “dimenticandosi” di farti presente che nella tua zona la qualità del segnale è scarsa, che le velocità di download e upload sono pessime e che la tua connessione salterà frequentemente ti sta offrendo un risparmio reale?

Ora chiediti: qualche euro in meno in bolletta compenserà le arrabbiature e le ore di lavoro perse?

Un’azienda specializzata nel fotovoltaico che per un impianto ti fornisce un preventivo inferiore rispetto a quello della concorrenza, ma che però non ti dice con precisione quali sono i rendimenti dei pannelli che ti installerà (non rapportando le loro performance a quelli delle altre aziende che operano nel settore), o che tralascia il fatto che rispetto ai concorrenti assicura l’impianto per un tempo considerevolmente inferiore, ti sta servendo su un piatto d’argento un’imperdibile occasione di risparmio?

Oppure semplicemente non ti sta dando modo di capire se e in quanto tempo l’impianto si ripagherà?

Fortunatamente non tutti i clienti acquistano unicamente in funzione del prezzo, disinteressandosi del resto.

Lo testimonia ad esempio il fatturato – pur in presenza di una miriade di alternative a basso costo – di un’azienda come Apple.

È vero che l’articolo che ti ho fatto leggere prima parlava del successo che stanno riscuotendo le “pompe bianche”, ma sempre in quell’articolo si spiegava che il carburante utilizzato nelle stazioni di servizio senza marchio proviene dalle stesse raffinerie che forniscono il carburante ai grandi marchi tradizionali.

Il cliente vuole risparmiare senza rischiare

Generalmente le persone scelgono ciò che costa meno quando questo non comporta un abbassamento della qualità (come nel caso del carburante) o quando non hanno informazioni sufficienti.

Se ai miei occhi due prodotti o due servizi sono indistinguibili, perché chi li vende non è in grado di farmi capire se tra loro ci sono differenze, allora mi baserò sull’unica variabile nota, ovvero il prezzo. Se due alternative mi vengono fatte percepire come uguali e indistinte allora tanto vale scegliere la più economica.

Ti sto dicendo questo perché ha molto a che fare con la logistica di magazzino.

Quando mi capita di confrontarmi con altri fornitori di personale in outsourcing quello che sento tutte le volte sono lamentele relative al fatto che i committenti, a loro dire, vogliono pagare troppo poco.

Lavorando all’interno dei magazzini di logistica dal 1996 l’esperienza che ho accumulato mi porta a vedere le cose sotto un’altra ottica.

La verità è che i committenti faticano ad orizzontarsi sul mercato per la scarsità di informazioni che ricevono (quando invece necessiterebbero di informazioni “pratiche” esposte in modo chiaro e semplice) e per la pressoché totale assenza di analisi.

Analisi “reali”, non generiche e campate per aria, che dicano all’azienda quanto le costa nel concreto il personale a basso costo, qual è la sua resa, che contengano numeri precisi, che confrontino nel dettaglio soluzioni diverse per individuare quella ottimale.

Il risultato di un simile vuoto è un circolo vizioso di questo tipo:

  • dei fornitori di personale in outsourcing (di solito si tratta di cooperative di facchinaggio generaliste) si propongono ai potenziali committenti senza essere in grado di mettergli a disposizione alcun strumento che gli consenta di misurare la qualità del loro lavoro
  • i committenti non percepiscono questi fornitori come dei professionisti (perché effettivamente non lo sono!), e quindi in assenza di altri parametri (perché è chi si propone per l’appalto che non è in grado di darglieli) si basano sul prezzo
  • i fornitori di personale in outsourcing, che già offrivano un servizio scadente, di fronte a delle tariffe che portano a dei margini di guadagni ritenuti troppo esigui abbassano ulteriormente la qualità (ad esempio non investendo nulla in innovazione o formazione e sottopagando il personale, facendo fuggire i migliori)

 

Cosa rischi gestendo il tuo magazzino in questo modo?

E per le aziende che scelgono di dare vita ad un processo di esternalizzazione le conseguenze sono DEVASTANTI, con dei COSTI REALI che invece di diminuire lievitano (a causa di frequenti errori, ritardi e non conformità).

Io stesso, quando ho valutato se estendere l’utilizzo del marchio LogisticaZERO e dei miei sistemi di lavoro ad altre società (oltre alle due che attualmente li stanno utilizzando traendone un considerevole beneficio) ho fatto i conti con uno scenario desolante e sono ritornato ad un modello di espansione del brand in linea diretta.

All’estero avevo richieste importanti mentre qui in Italia, durante le prime presentazioni a cooperative del settore (anche di grandi dimensioni), ho visto un livello così elevato di incapacità e di arroganza da parte di alcuni da farmi quasi pensare di essere vittima di uno scherzo.

La mentalità delle cooperative generaliste in Italia

Non sapevano nemmeno cosa fosse un sistema di lavoro e non gli importava nemmeno provare a capirlo perché, testuali parole di un operatore non piccolo del modenese, «i clienti ci pagano poco e noi li freghiamo, tanto lo sanno». Un altro mi ha chiesto in modo sprezzante: «E a cosa serve formare la gente? Tanto se i soci non vanno li cambio».

A fornitori di questo tipo non interessa minimamente lavorare bene e assicurare al cliente un servizio di qualità, ma solamente strappare un contratto d’appalto per poi lucrare sia sul committente che sul personale.

Il mio compito invece è quello di far vedere nel concreto cosa succede nell’ipotesi “A” e nell’ipotesi “B”, con dati reali e numeri che poi vengono misurati a intervalli prestabiliti. E anche se l’azienda che mi contatta alla fine dovesse scegliere un altro fornitore il quadro che le ho messo a disposizione costituisce una sorta di “bussola” che aiuta imprenditori e responsabili della logistica a prendere delle decisioni ponderate.

Certo, a volte ci sono aziende gestite da imprenditori e da manager molto poco capaci che si ritengono più “furbi” dei concorrenti perché “tengono per il collo” fornitori e dipendenti e risparmiano su tutto.

In questi casi sono io che evito accuratamente di avvicinarmi e di far avvicinare le società che seguo, perché mancano completamente i fondamentali imprenditoriali per raggiungere degli obiettivi minimi.

Abituati a ragionare guardando i numeri

Molto più spesso però, con dei dati e dei numeri concreti in mano, accade che delle aziende che inizialmente erano fortemente orientate sul “basso costo” cambino idea, sposando una nuova visione.

Questo è possibile grazie al metodo LogisticaZERO, che si basa su 34 anni di esperienza esclusiva nel settore della logistica di magazzino.

LogisticaZERO prevede:

  • L’utilizzo di professionisti di magazzino, selezionati attraverso un processo in 4 step, che vengono costantemente formati e aggiornati.
  • Un’analisi preventiva GRATUITA del magazzino, realizzata dal Responsabile Operativo e da un Tecnico Logistico, che contiene l’elenco degli sprechi e delle criticità riscontrate. Insieme alla segnalazione dei problemi vengono anche indicate le soluzioni consigliate per risolverli (le soluzioni comprendono i relativi costi, le tempistiche necessarie per metterle in atto e i benefici stimati). L’analisi preventiva viene consegnata al committente anche se dovesse scegliere di non affidarci l’appalto (nel caso abbia già un fornitore di personale in outsourcing gli permetterà di misurare il suo rendimento, per valutare se sta risparmiando per davvero o se stava solamente credendo di farlo).
  • Report periodici che hanno l’obiettivo di individuare ulteriori margini di ottimizzazioni, per rendere i miglioramenti costanti nel tempo.
  • L’utilizzo di procedure standardizzate e replicabili.
  • L’utilizzo del software proprietario Minuto/Produttività, che consente di misurare in tempo reale LA PRODUTTIVITÀ INDIVIDUALE di ciascun professionista di magazzino sulla base di parametri oggettivi precedentemente concordati con il cliente. In questo modo il committente sa esattamente SE e QUANTO il processo di esternalizzazione è vantaggioso e redditizio. Minuto/Produttività può essere consultato 24 ORE SU 24 e 7 GIORNI SU 7; per farlo basta uno smartphone o un tablet.

Grazie al metodo LogisticaZERO, nei primi 3 mesi dalla sua applicazione, si ottengono i seguenti risultati*:

– una riduzione degli sprechi del 15%
– un aumento della produttività del 15%

*media ottenuta dai nostri clienti negli ultimi 10 anni

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Lavoro nella logistica dal 1996. Autore del libro "Odissea nella Logistica. Guida pratica per l'imprenditore" . Sapevi che è possibile ridurre i costi logistici in media dal 10 al 18%, entro 3 mesi con alcune azioni precise? E migliorare il servizio per i tuoi clienti. Chiedimi come
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